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Poschiavo
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mwegPoschiavo (toponimo mwewitaliano; in mwfatedesco mwfqPuschlav, desuetocite-ref-dss-1-0[1], in romancio Puschlev, in lombardo Pus'ciav) è un mwhacomune svizzero di 3mwhq 516 abitanti del mwhgCanton Grigioni, nella mwhwregione Bernina della quale è capoluogo.
In origine era il solo comune e la sola parrocchia di tutta la mwiqVal Poschiavo; è un'importante piazza di trasbordo sulla strada del mwigpasso del Bernina.
Contents
• Storia
• Medioevo
• Simboli
• Società
• Cultura
• Frazioni
• Economia
• Turismo
• Energia
• Note
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Geografia fisica
Poschiavo si trova in un'ampia conca dell'omonima mwkgValle di Poschiavo, laterale della mwkwValtellina. Essa è percorsa dal fiume mwlaPoschiavino, che nasce nell'alta Val Laguné, presso il mwlqpasso della Forcola, a 2328mwlg m e sfocia nell'mwlwAdda in territorio italiano poco a valle di mwmaTirano, a 414mwmq m. Dista 16mwmg km da mwmwTirano, 117mwna km da mwnqCoira 135mwng km da mwnwLugano e 177mwoa km da mwoqMilano. È servito dalle mwogstazioni ferroviarie della mwowFerrovia retica Miralago, Le Prese, Li Curt, Poschiavo, Privilasco, Cadera, Cavaglia, Alp Grüm e Ospizio Bernina sulla linea internazionale mwpaTirano-mwpqSankt Moritz.
Il punto più elevato del comune è la cima del mwqwPiz Palü (mwra3905 m s.l.m.), sul confine con mwrqPontresina e mwrgLanzada. Posti a nord-est del territorio, in Val di Campo suggestivi sono il Lago di Val Viola e il mwsqLago di Saoseo. Molti sono i laghi alpini dall'acqua cristallina e numerose le cime raggiungibili a piedi; una per tutte il Pizzo Sassalb, che con il suo calcare bianco domina Poschiavo.
Origini del nome
Il toponimo mwtqPoschiavo (lat. medievale mwtgpostclavae, dativo locativo di mwtwpostclava[m] con caduta della -m finale, scritto in lat. medioevale mwuapostclave, il che ha determinato per paronimia il mascolino Posclavio > Poschiavo) non viene da lat. mwuqclavis = it. mwugchiave, mwuwclava = mwvamazza, o da mwvqpostlacum che avrebbe dato un volgare mwvgpuslagh, ma dal preindoeuropeo *mwvwklava, secondo Devoto: «ammasso di massi provenienti da uno scoscendimento» (quello che ha creato la chiusa di Meschino con la Mota da 'l Mes-chin, al Cef e la mwwgLivera), radice che ritroviamo in mwwwChiavenna, da mwxaClavenna, costruita sui massi del preistorico scoscendimento della Valcondria, o in mwxgChiavari (Liguria), da mwxwClavari, città costruita su un vasto cono di deiezione.cite-ref-2[2]
Storia
Evo antico
I reperti e i sepolcri risalenti all'mwzwEtà del Bronzo e all'mwaaEtà del ferro rinvenuti in modo particolare in località San Sisto non furono sufficienti a stabilire con certezza la colonizzazione stanziale della Valle già in epoca preistorica.
Ai Campiglioni, a sud di Poschiavo, si erge un mwagPadanal (mwawPedenal, Val da Pednal) ossia una fortezza rifugio e sorveglianza simile per posizione e struttura ai numerosi Padnal dei Grigioni (il famoso Padnal di Savognin e il Pedenale di Mazzo di Valtellina). Questo Pedenal presenta tutte le caratteristiche dei Pad(a)nal retici e pre-retici: una collina in situazione strategica (dalla cima si osserva tutta la valle sino alla antica via che scendeva a Cölögna e alla chiusa di Meschino), difesa da pareti ripide o da un corso d'acqua (mwbala Val da Pednal) con il colmo appianato e difeso de mura. Se c'era un Pad(a)nal vicino a San Sisto (il toponimo storico più antico della Valle) vuol dire che c'era un insediamento stabile la cui popolazione poteva rifugiarvisi con il bestiame e i beni portabili in caso di pericolo. In zona San Sisto c'era un'era di lavorazione della pietra (ollare?), il che spiega la presenza di numerose sepolture preromane da San Sisto fin su a Cimavila.
Oggetti in bronzo sono stati ritrovati da Alp Grüm a Piattamala, il che significa che la valle era anche una via di transito. Per di più i numerosi toponimi di origine prelatina e di sostrato preindoeuropeo (Varuna < mwbg*vara, acque; Mera < *mwbwmara, torrente; li Gleri < *mwcaglara / klara, terreno ghiaioso; Raviscé < mwcq*rava, scoscendimento, smottamento; Caral, Caraling < mwcgkara, terreno pietroso; La Ganda Ferlera < mwcwganda, pendio sassoso; Grava larga, Grava lunga, Grava Malanza, Grava dal Roan, Gravi da Sassalb, Gravi da Vartegna < *mwdagrava, diroccamento, pietraia più fine della ganda; crap, crapa, crapon <mwdq*krapa, sasso rotondo, figurativo per "la crapa" (la testa rotonda); La Rösa <*mwdgrosa ghiacciaio; baita < mwdw*baita, casa, etimo che si ritrova nelle lingue semitiche (Betlehem) e in Basco) sparsi in tutta la valle, nonché numerosi fitonimi e nomi di animali testimoniano di un acculturamento preindoeuropeo, verosimilmente ligure, e sicuramente non celtico.
Certa è invece la conquista romana, avvenuta nel 15 a.C. sotto il comando di mweqTiberio e mwegDruso, figliastri dell'imperatore mwewAugusto, e il conseguente inserimento nella mwfaGallia Transpadana, con riferimento al mwfqmunicipium di mwfgComo, nei confronti di antiche popolazioni retiche. Il mwfwPasso del Bernina è utilizzato dai Romani, ma non è considerato di primaria importanza. Dal 476 d.C. al 751 d.C. (anno della presa di mwgaRavenna da parte dei mwgqLongobardi) la Valposchiavo fu soggetta all'mwggImpero Romano d'Oriente. Questi detennero il controllo sui passi retici, ma non esercitarono nessuna autorità in Valposchiavo, che, troppo isolata, rimase relativamente tranquilla.
Medioevo
In seguito alle invasioni germaniche la valle fu assoggettata dai mwiwLongobardi di mwjaLiutprando nella prima metà dell'VIII secolo. Questi portarono in valle lo mwjqsculdascio, un giudice militare e giurisdizionale, e i mwjgdecani, che avevano funzione amministrativa e sono eletti dai capifamiglia delle vicinie. Il decanato caratterizzò l'organizzazione politica in Valposchiavo per più di mille anni. Sconfitti i Longobardi da mwjwCarlo Magno nel 774 d.C. e inglobate le loro terre nel Regno carolingio, la pieve di Poschiavo, unitamente alle pievi valtellinesi di mwkaBormio e mwkqMazzo, venne donata il 14 marzo 775 all'abbazia mwkgparigina di mwkwSaint-Denis. Il borgo risulta documentato nell'824 come «Post Clave» nella mwladiocesi di Como. mwlqLotario I nell'841 d.C. rinnovò in un documento regale i diritti all'abbazia parigina «mwlgin regno Longobardorum in locis qui appellantur Valtellina ac Burmus sive Pusclave». La donazione non fu però ben accolta dal mwlwvescovo di Como, che si vide negati i propri privilegi e diritti sia spirituali che temporali in alta Valtellina. Tra il 900 e il 1000 i Saraceni occuparono per circa un secolo l'insieme dei passi alpini, per volere dell'Imperatore germanico che temeva che qualche suo rivale andasse a farsi coronare a Roma. Vi costruirono le loro fortezze, spesso in grotte e sposarono donne del posto, lasciando eredi (Moro, Pagani, Sarasini) che appaiono nel Cartario pagense di Chiavenna (XI secolo) valendosi della legge araba. A partire dal 1170 una nuova potenza si fece sentire a nord del Passo del Bernina: il vescovo di mwmgCoira, principe del Sacro Romano Impero, che sotto l'ala protettrice dell'imperatore mwmwFederico Barbarossa guardò con brama di possesso i valichi alpini. Già nel XII secolo i due comuni di Poschiavo e mwnaBrusio erano territorialmente divisi e diedero forma a strutture organizzative distinte.
La chiesa della comunità dei frati di San Romedio (XI secolo), con i suoi possedimenti sulla sponda orientale della Valle, formò all'epoca un'entità territoriale autonoma. Difficile dire per quale ragione, ma durante il XII e XIII secolo i signori von Matsch-Venosta subentrarono all'abbazia parigina nell'esercizio dei diritti signorili. Divenuti questi infine mwngvassalli del mwnwvescovo di Coira, nel 1284 si fecero riconoscere i diritti di alta giurisdizione sulla valle. La fondazione del comune politico seguì nella prima metà del XIII secolo. Nel contempo anche la città di Como estese il suo potere, attraverso l'esercizio della bassa giurisdizione da parte di podestà comaschi. Comparve così la figura del podestà (con questo termine continua a essere designato il sindaco del comune di Poschiavo). La valle entrò così in un sistema di doppia sudditanza da cui i Poschiavini seppero trarre grande vantaggio.
Le continue guerre tra mwoqMilano e mwogComo per il dominio sulla Lombardia portarono nel 1335 alla vittoria di Milano. Ciò comportò tra il 1350 e il 1406 l'assoggettamento dei territori valposchiavini ai mwowVisconti di Milano. Nel 1406 i Poschiavini si ribellarono alla cessione del feudo a Giovanni Malacrida di mwpaMusso, distruggendo il castello della famiglia Olgiati, simbolo della dominazione meneghina. Nel 1408 si sottomisero alla giurisdizione del vescovo di Coira e contemporaneamente entrarono a far parte della mwpqLega Caddea come comune indipendente. Da allora la valle condivise le sorti della mwpgRepubblica delle Tre Leghe. Con la conquista grigione della mwpwValtellina nel 1512, si aprirono nuove prospettive economiche e commerciali.
Storia moderna
Attraverso la predicazione di esuli mwqgitaliani, uno tra tutti mwqwPier Paolo Vergerio, che grazie agli articoli di Ilanz del 1526 godevano nelle Tre Leghe di particolare tutela, nacque a Poschiavo nel 1547 una prima comunità mwrqriformata. La mwrgchiesa di mwrwSan Vittore venne utilizzata regolarmente dalle due comunità per la celebrazione religiosa. La pace religiosa finì con l'arrivo della persecuzione riformata e con il periodo dei Torbidi grigionesi: prima in Valtellina nel 1620 col mwsqSacro Macello, poi su fino a Poschiavo nel 1623, gravi tumulti e odi interreligiosi dilaniarono la valle e molti ritornarono quasi in massa al cattolicesimo con la permanenza però di una minoranza riformata. Tutto ciò non impedì comunque che si svolgessero numerosi processi per stregoneria, su cui le divisioni confessionali sembravano non incidere più di tanto. A partire dall'inizio del XVII secolo fino al 1753, con un picco negli anni 1671-1673, furono centinaia le mwsgsentenze capitali emesse dalla giurisdizione comunale nei confronti di persone, soprattutto donne, ritenute maliarde o mwswstreghe; 128 atti di queste sentenze sono conservati e consultabili negli archivi comunali a Poschiavo.cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]. Una delle ultime condannate fu nel 1697 Caterina Rosscite-ref-5[5]. Questi atti sono una fonte interessantissima per lo studio della lingua parlata a Poschiavo nel XVII secolo: denota in particolare una stretta influenza del ladino engadinese sia lessicale che grammaticale sul poschiavino, caratterizzata e descritta nel Dizionario Etimologico Poschiavino (DEP)cite-ref-6[6].
Storia contemporanea
Nel 1797 mwxgNapoleone separò la Valtellina dai mwxwGrigioni e l'annesse alla mwyaRepubblica Cisalpinacite-ref-7[7]. Poschiavo dopo i moti rivoluzionari del 1799 ribadì la propria appartenenza al Cantone. Questo significò la divisione di una comunità unita per secoli da interessi comuni. Il blocco commerciale indebolì l'economia locale, anche se la nuova situazione di frontiera offrì nuove aperture e nuovi possibili sbocchi a chi ebbe lo spirito intraprendente. Ne è un esempio l'industria vinicola, che si insediò a ridosso del confine in modo da poter garantire il commercio dei preziosi mwzqvini valtellinesi verso Coira ed il nord delle Alpi. Sorsero così soprattutto nel mwzgBrusiese, ma anche a Poschiavo, numerose case vinicole.
Nel 1851, dopo più di mezzo millennio di unità politica e territoriale, il comune di mw0aBrusio si separò dal comune di Poschiavo, dando vita ad una seconda entità comunale nella valle. Con un decreto federale, nel 1869 la Valposchiavo venne staccata dall'autorità religiosa della mw0qdiocesi di Como ed assegnata alla mw0gdiocesi di Coira. Già dal 29 settembre 1408 i Poschiavini si erano distaccati dal vescovado di Como per mettersi sotto l'ala protettrice del principe vescovo di Coira.
A partire dal XVII secolo si assistette ad un importante fenomeno di emigrazione, dapprima verso la vicina mw2aSerenissima Repubblica di Venezia. Durante il XIX secolo le vie dell'emigrazione si spostarono verso nuovi poli, in particolare mw2qSpagna, mw2gFrancia e mw2wInghilterra, ma anche verso la mw3aRussia dove in molte città sorsero caffè gestiti da emigranti poschiavini. Fu in particolare la popolazione protestante a seguire questa via. Il ritorno di capitali verso la Valle consentì di decorare Poschiavo di stupendi palazzi patrizi, tra cui il palazzo Matossi e la magnifica "Via dei Palazzi", posta a sud del paese. Seguì il momento di emigrare anche per la popolazione mw3qcattolica; agli inizi del mw3g'900 furono molti a lasciare una terra che non poteva ormai più sfamare le tante bocche di una popolazione in forte crescita. Molti partirono in cerca di fortuna verso le mw3wAmeriche e l'mw4aAustralia.
Tra il 1842 e il 1865 fu costruita la carrozzabile del mw4gBernina. La messa in esercizio delle Forze Motrici Brusio nel 1906 e la costruzione della mw4wferrovia del Bernina, nel 1910, dal 1943 parte della mw5aFerrovia Retica, che raggiunge l'Italia, diedero nuovo vigore all'economia locale. Oltre a queste attività cominciò a farsi spazio il turismo, con la costruzione nel 1857 dell'Albergo mw5qtermale di Le Prese. Grazie alla sua ricchezza storica, ai suoi paesaggi intatti e alla qualità di vita che vi si può gustare, Poschiavo è visitata ogni anno da migliaia di persone.
In seguito ad un prolungato periodo di piogge torrenziali, nella notte tra il 19 ed il 20 luglio 1987 dai piedi del monte mw5wPiz Varuna si staccò una grossa quantità di materiale. Così come accadde già negli anni 1566, 1572 e 1834 (il Varuna e il torrente mw6aVarunasc – uno dei più pericolosi della Svizzera – contengono la radice preindoeuropea *mw6qvara, acqua). Poschiavo e alcune altre sue frazioni poste a valle furono inondate. L'alluvione causò devastazioni e danni ingenti, ma grazie all'aiuto della Confederazione e di migliaia di volontari i danni furono risanati. I poschiavini la chiamano mw6wla santa alüvión.
La cittadina dal 2016 fa parte del circuito de "I Borghi più belli della Svizzera".
Simboli
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
• mwaqeChiesa collegiata di San Vittore Mauro, di stile mwaqitardogotico con il campanile mwaqmromanico
• mwaquOratorio di Sant'Anna con l'mwaqyossario
• mwaqgOratorio di San Pietro, di epoca altomedioevale o del medioevo avanzato
• mwariChiesa di San Carlo, edificata dal mwarm1613 al 1624, con impressionante Via Crucis barocca (frazione San Carlo).
• Casa parrocchiale con "al Volt" che frena le automobili di chi scende la Strada del Bernina e che si è tentato a più riprese di demolire per allargare la strada (frazione San Carlo).
• Oratorio dei Santi Angeli Custodi, costruito nel 1686 (frazione Angeli Custodi).
• Oratorio di San Giacomo, costruito forse alla fine del mwarcXV secolo (frazione Pisciadello).
• Chiesa cattolica di Sant'Antonio da Padova, del mwark1665 (frazione Cologna).
• Chiesa cattolica di Sant'Antonio abate, citata nel mwars1589 (frazione Sant'Antonio).
• Oratorio di San Vincenzo Ferreri, del mwar01678 (frazione Vial/Sot Moti).
• mwar8Oratorio dei Santi Sebastiano e Sinforosa (frazione Selva).
• mwaseChiesa di San Bernardo (frazione Prada).
• Oratorio di Santa Annunziata, del mwasm1640 (frazione Annunziata).
• Chiesa parrocchiale cattolica di San Francesco d'Assisi, trasformata nel mwasu1681 (frazione Le Prese).
• Oratorio di San Giovanni, costruito nel mwasc1660 circa (frazione Pagnoncini).
• Oratorio di Sant'Anna (Santa Natività di Maria), del mwask1660 (frazione Cantone).
• Oratorio di San Gottardo, del mwass1682 (frazione Miralago).
Architetture civili
• Palazzo comunale con "La Tor", antica torre difensiva, del XIV secolo, sede dei vicari del Duca di Milano (Olgiati) poi dei mwat8Vögte del principe vescovo di Coira (von Matsch, Planta), fu teatro dei processi alle streghe durante tutto il Settecento. La Campana della torre, detta "la Ringhera" chiamava tutti i capofamiglia del Borgo e Cuntradi a riunirsi in piazza per l'arringo, un equivalente Poschiavino delle Landsgemeinde.
• Palazzo Mengotti, fatto costruire dal Capitano Thomaso Bassi "al ponte di San Giovanni" circa del 1665, allora primo edificio sulla riva orientale del fiume Poschiavino, abitato per tre decenni dalla famiglia Bassi, nel 1701 venduto al Podestà Lorenzo Mengotti, i cui discendenti lo hanno posseduto e abitato - dal 1885 in co-proprietà e co-abitazione con la famiglia Isepponi - fino al 1976, data della vendita alla Fondazione Museo Poschiavino.
• Albergo della Posta, nel palazzo Massella con la celebre sala delle Sibille del Settecento, ritratti di antenati, stemma Massella-von Mohr.
• Palazzo Matossi (via dal Puntunal), costruito da Paco Matossi, caffettiere arricchitosi a Madrid.
• Via d'i palazz, stupendo insieme architetturale omogeneo a sud del Borgo con splendide case edificate dagli emigrati che fecero fortuna in tutta Europa.
• Palazzo Dorizzi, del mwauu1772 (frazione San Carlo)
Società
Evoluzione demografica
L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabellacite-ref-dss-1-1[1]:
Abitanti censiticite-ref-9[9]
Lingue e dialetti
| % | Ripartizione linguistica (gruppi principali) [ 10 ] |
|---|---|
| 7,9% | madrelingua tedesca |
| 90,4% | madrelingua italiana |
| 0,7% | madrelingua romancia |
Cultura
Poschiavo fu sede di una mwawqstamperia, fondata dal barone illuminista mwawuTommaso de Bassus e gestita dal tipografo Giuseppe Ambrosioni, che pubblicò, nel 1782, la prima versione italiana, ad opera del milanese Gaetano Grassi, de mwawgmwawkI dolori del giovane Werther di mwawoJohann Wolfgang von Goethe. L'opera fu mwawsmessa all'indice dalla mwawwChiesa cattolica, per aver provocato in Germania un'ondata di suicidi, ragione per la quale fu stampata a Poschiavo.
Geografia antropica
Frazioni
Poschiavo è il nome del capoluogo; questi viene detto anche "Borgo" o "Vila", soprattutto nelle frazioni di valle. Le altre frazioni sono:
• Aino
• Angeli Custodi
• Annunziata
• Campiglioni
• Cantone
• Cologna
• La Rasiga
• Le Presecite-ref-11[11]
• Li Curt
• Miralago
• Pagnoncini
• Pedecosta
• Pedemonte
• Prada
• Privilasco
• Raviscé
• San Carlocite-ref-12[12]
• Sant'Antonio
• Somaino
• Spinadascio
• Viale
Economia
Turismo
Energia
Infrastrutture e trasporti
Il comune è servito dalla mwaz0ferrovia del Bernina gestita dalla mwaz4Ferrovia Retica. Sul territorio sono presenti otto stazioni: mwaz8Miralago, mwaaaLe Prese, mwaaeLi Curt, mwaaiPoschiavo, mwaamCadera, mwaaqCavaglia, mwaauAlp Grüm e mwaayOspizio Bernina. La fermata di mwaacPrivilasco è stata soppressa nel 2017.
Note
cite-note-dss-11. ↑ citerefdssi1433Arno Lanfranchi, mwabamwabePoschiavo, in mwabimwabmDizionario storico della Svizzera, 30 luglio 2015. mwabqURL consultato l'8 febbraio 2021.
cite-note-22. ↑ mwabgFranco Abis Della Clara e mwabkRemo Bracchi, mwaboPoschiavo nome prelatino o latino?, Poschiavo, Tipografia Menghini, 1991.
cite-note-33. ↑ mwab4mwab8mwacaRecuperando, su mwacerecuperando.ch. mwaciURL consultato il 13 maggio 2018 mwacm(archiviato dall'mwacqurl originale il 7 luglio 2017).
cite-note-44. ↑ mwacgmwackmwacobernina-express.com Noi le tre streghe di Poschiavo, su mwacsbernina-express.com. mwacwURL consultato il 13 maggio 2018 mwac0(archiviato dall'mwac4url originale il 13 maggio 2018).
cite-note-55. ↑ Andrea De Pascalis, mwadiL'età dei roghi: processo e morte di Caterina Ross, "Il Giornale dei Misteri", n. 73, aprile 1977.
cite-note-66. ↑ mwadymwadcmwadgLa caccia alle streghe, su mwadkbernina-express.com. mwadoURL consultato il 19 maggio 2018 mwads(archiviato dall'mwadwurl originale il 20 maggio 2018).
cite-note-77. ↑ citerefdssi6621mwaeamwaeeRepubblica Cisalpina, in mwaeimwaemDizionario storico della Svizzera.
cite-note-88. ↑ mwaecmwaegmwaekPoschiavo, su mwaeoStemmi dei comuni, Cantone dei Grigioni. mwaesURL consultato il 23 gennaio 2026.
cite-note-99. ↑ Dizionario storico della Svizzera
cite-note-101. [mwafmRitratti comunali dell'Ufficio federale di statistica 2000]
cite-note-1111. ↑ citerefdssi27483Adolf Collenberg, mwaf4mwaf8Le Prese, in mwagamwageDizionario storico della Svizzera, 15 ottobre 2009. mwagiURL consultato l'8 febbraio 2021.
cite-note-1212. ↑ citerefdssi8129Adolf Collenberg, mwagymwagcSan Carlo, in mwaggmwagkDizionario storico della Svizzera, 10 gennaio 2011. mwagoURL consultato l'8 febbraio 2021.
Bibliografia
• mwag4Storia dei Grigioni, 3 volumi, Collana «Storia dei Grigioni», Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007.
• mwahaFranco Abis Della Clara, Nota sull'etimologia di "Poschiavo", in Quaderni Grigionitaliani, n. 51, 1982, pp. 218-223.
• Luciano Boschini, mwahiValposchiavo. Tracce di storia e di architettura, Sezione Valposchiavo della Pro Grigioni Italiano, Tipografia Menghini, Poschiavo, 2005.
• Daniele Papacella (a cura di), mwahqIl Borgo di Poschiavo. Un paese si reinventa: storia, società e architettura tra Ottocento e Novecento, Società Storica Val Poschiavo, Tipografia Menghini, Poschiavo 2009.
Statuti
• mwahkStatuti ossia legge municipale della Comunità di Poschiavo nel Cantone dei Griggioni, Confederazione Elvetica, Sondrio, Giuseppe Bongiascia, 1812.
• mwahsChiara Pollavini (a cura di), Statuti inediti di Poschiavo e Brusio, Milano, Società palatina per la propaganda e la difesa della lingua e della cultura italiana, 1936.
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su poschiavo.ch.
• mwaioArno Lanfranchi, Poschiavo, in Dizionario storico della Svizzera, 30 luglio 2015. URL consultato l'8 febbraio 2021.
• mwaiwPortale turistico della Val Poschiavo, su valposchiavo.ch. URL consultato il 27 aprile 2017.
• mwai4Sito della Società Storica Val Poschiavo, su ssvp.ch. URL consultato il 23 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 30 maggio 2009).
• mwajaSito del Polo museale della Valposchiavo, su polomuseale.ch. URL consultato il 23 gennaio 2020 (archiviato dall'url originale il 1º febbraio 2014).